Il mistero dell’inquisitore Eymerich

Il quarto episodio della saga di Eymerich torna ai livelli di qualità del primo, forse anche perché l’autore si prende più tempo per sviluppare la trama e i personaggi.
Siamo ora nel 1354, cioè a due anni di distanza dall’inattesa nomina di Nicolas a inquisitore generale d’Aragona. Il Nostro è al seguito della spedizione militare condotta da re Pietro in persona in Sardegna, per sconfiggere il ribelle Mariano, giudice d’Arborea, asserragliato ad Alghero. Eymerich non capisce bene cosa c’entri lui in tutto questo, fino a che non viene a sapere che nella città sarda sembra che si pratichino, in alcune grotte sotterranee, strani riti orgiastici e legati alla fertilità, dal potere taumaturgico.
Altre storie si intersecano a questa. Nella prima, lo psichiatra Wilhelm Reich teorizza, a partire dagli anni Trenta del XX secolo, l’esistenza e l’importanza dell’energia orgonica, vitale, generata al momento dell’orgasmo, e si scontra contro il mondo accademico, propugnando un più sano e libero abbandono alle proprie pulsioni fisiche e naturali. Costretto dall’invasione nazista a fuggire dall’Europa, anche in America viene osteggiato, e finisce la sua vita in carcere, non prima però di essere stato sottoposto a strani esperimenti con dei farmaci, che lo portano ad avere costanti allucinazioni in cui entra in contatto proprio con Eymerich, la sua antitesi. L’inquisitore e lo psichiatra, la repressione e la negazione degli istinti della carne e la sua esaltazione, cercano ognuno di psicanalizzare l’altro.
In un prossimo futuro, invece, l’epidemia di anemia falciforme dovuta a un esperimento militare andato fuori controllo che si profilava alla fine del terzo romanzo ha ormai stroncato un quarto della popolazione degli Stati Uniti. Gli stessi Stati Uniti, anzi, non esistono più, esiste ora una nuova federazione di tre Stati, che si reggono ciascuno su filosofie diverse, ma tutte fondate sulla rigida separazione fra i sessi e la totale condanna e repressione degli istinti, vista la convinzione generale che la devastante epidemia sia stata causata dalla promiscuità e dalla frequentazione fra individui di razze ed etnie diverse. Tre ragazzini, tre abitanti dei diversi Stati, si ribellano alla soffocante e oppressiva autorità e vengono così confinati su un’isola misteriosa e desolata (quale sarà?), divenuta prigione per gli ammalati e i criminali.
Affascinante l’incastro dei piani narrativi, terrificante il futuro che prospetta. Eymerich in grande forma, ancora giovane e spavaldo. Finalmente, al termine della storia, veniamo a sapere il motivo della sua partenza dall’Aragona: sbagliavo a non essere convinta della successione non cronologica dei romanzi, così è molto più intrigante.

Valerio Evangelisti, Il mistero dell’inquisitore Eymerich, voto = 4/5
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