Nicolas Eymerich, inquisitore

È stato un percorso tortuoso quello che mi ha portato a scoprire la saga dell’inquisitore Nicolas Eymerich, personaggio creato da Valerio Evangelisti (ma basato su una figura realmente esistita).

Intanto, probabilmente per la quasi coincidenza del nome, anni fa capitava spesso che nella mia mente Valerio Evangelisti si confondesse con Valerio Massimo Manfredi, anche se sapevo benissimo che erano due autori diversi e che probabilmente non avevano nulla in comune. Poi ho iniziato a separarli, e mentre di Manfredi ho maturato l’idea che sia uno scrittore abbastanza tradizionale di bestseller senza grandi pretese di originalità (non me ne vogliano i suoi fan), Evangelisti ancora era una figura dai contorni poco chiari. Una volta, anni fa, sfogliando il catalogo dell’Euroclub, mi imbattei nella presentazione di un romanzo dal titolo promettente, Mater Terribilis. Iniziai a leggere la trama incuriosita e arrivai in fondo pensando: “Eehh??”. Non ci avevo capito niente. C’entrava l’Inquisizione, ma anche qualche viaggio interstellare. Quindi mi dissi: “Che stupidaggine”. Riconoscevo all’autore un’ambizione e una vastità di orizzonti abbastanza rare fra gli italiani, e la volontà di andare oltre i consueti schemi, ma mi pareva tutto molto, troppo astruso. Insomma, non ne sapevo quasi nulla, ma mi stavo formando il preconcetto che non mi sarebbe piaciuto. Non aiutava il fatto che Evangelisti fosse spesso accostato e ritenuto affine al collettivo Wu-Ming, o che sulle copertine dei suoi romanzi campeggiassero sovente le lodi entusiaste del Wu-Ming: da quando avevo letto, e molto poco apprezzato, Q, sopportando per 500 e più pagine il suo lagnoso protagonista, diffidavo del Wu-Ming e mi prudevano le mani al vedere qualche titolo in libreria. Nel frattempo Evangelisti continuava a scrivere romanzi (ricordo un recente Controinsurrezioni la cui copertina mi aveva colpito) che erano sempre caratterizzati da trame e intrecci originali ed estremamente complessi, stando almeno a quanto leggevo dai risvolti di copertina, ma che, pur esercitando su di me una certa fascinazione (se non altro non se ne intuivano subito gli sviluppi!!!), evitavo, ritenendo abbastanza probabile che ne sarei rimasta delusa.
Finalmente, la prima esperienza diretta con la scrittura di Evangelisti l’ebbi col racconto Il soffio delle F.A.R.C., contenuto nella raccolta Pene d’amore: non mi piacque affatto.

È qui che entra in scena Franz Joseph e mi suggerisce di accostarmi alla saga di Eymerich, consiglio che io al momento respinsi.

E tuttavia ormai questo personaggio iniziava a farsi strada nella mia testa. Scoprii che fino ad allora ne avevo avuto un’idea errata: avevo creduto, leggiucchiando qua e là, che fosse la solita figura di “detective” ante litteram, che risolve “casi” ambientati nel passato, stile Guglielmo da Baskerville ne Il nome della rosa (libro che comunque mi è molto piaciuto), stile Aristotele detective, fratello Cadfael detective, e chi più ne ha più ne metta. Di queste figure, così come di serial killer e inquisitori e pretacci cattivi che si muovevano in uno scenario medievale di maniera erano invase le librerie del pianeta, e io ne avevo piene le tasche. Invece un giorno, qualche mese fa, trovai quasi per caso la voce di Wikipedia sul personaggio. Allora cominciai a dirmi, “suvvia, un ciclo di romanzi con protagonista uno spietato inquisitore non può non piacerti”.
Questo pensiero mi è rimbalzato in testa per un po’, ma le bizzarrie fantascientifiche mi frenavano ancora: in generale, per me meglio sempre la fantascienza del fantasy, un genere, quest’ultimo, che, a parte alcune eccezioni, non mi ha mai attirato, ma comunque anche della prima non sono poi così appassionata.

A fine 2008 uscì l’ultimo romanzo di Evangelisti, Tortuga, una storia di pirati ambientata nel Seicento. In precedenza, Evangelisti aveva scritto l’introduzione (e il Corriere della Sera ne aveva riportato un estratto) di Storia della pirateria, di Philip Gosse, e il suo scritto mi aveva invogliato ad acquistare il libro (che però ancora non ho letto). Dopo l’uscita di Tortuga, quindi, ero lì che mi domandavo che fare, perché improvvisamente, complici anche, appunto, le parole di Franz Joseph, mi era venuta voglia di leggere qualcosa di quest’autore. Probabilmente però non l’avrei mai preso se non si fosse presentata l’occasione di farselo regalare. Quindi per tutto gennaio sono stata lì lì per iniziarne la lettura, mi dicevo “oggi lo comincio, no, oggi, ecc.”, poi però rimandavo.
Rimandavo anche perché in libreria ormai sempre più regolarmente andavo a studiarmi i romanzi di Eymerich, imparavo i titoli (belli), le copertine (belle), ecc., finché un giorno non ho aperto Il castello di Eymerich e ne ho letto qualche pagina qua e là. A quel punto ormai la curiosità era tanta, anche se ancora mi dicevo che, piuttosto che iniziare direttamente con il primo romanzo di un’intera saga, era meglio leggersi un titolo a sé come Tortuga, e se poi Evangelisti effettivamente mi faceva schifo? Però io volevo leggere di Eymerich! In definitiva, la settimana scorsa ho vinto la mia avarizia e ho scucito questi benedetti 8,80 € per il primo episodio, Nicolas Eymerich, inquisitore (uscito originariamente nel 1994), e l’ho letto ieri.

Tutta questa premessa interminabile è dedicata a Franz Joseph! Perché capisca che i suoi consigli non mi lasciano indifferente, anzi, veda un po’ quali lunghe e tormentate riflessioni mi suscitano. E anche tutti gli altri che leggeranno, voi pensate che scegliere un libro da leggere sia un’operazione semplice!!! Illusi, vedete quanta fatica ci vuole! Ma, forse, sarò solo io!

E allora, finalmente, veniamo al libro. Cioè, non fatemi spiegare la trama, cercatela su Internet, ve ne prego, perché si svolge su tre piani temporali, l’Aragona del 1352, il Texas dei giorni nostri (presumibilmente) e il lontano 2194. Queste tre epoche sono collegate fra loro grazie alla scoperta delle potenzialità delle particelle di psitroni, che consentono di viaggiare nel tempo col pensiero, cioè no, sei tu che ti sdoppi e sposti il tuo immaginario nello spazio e nel tempo col pensiero, ovvero no, la tua energia mentale viene fatta confluire in un’immagine da un medium… E allora se tutti nello stesso momento pensano la stessa cosa riescono a “crearla”, in un’altra epoca… Boh, non c’ho capito niente, ma è bello!
La parte più interessante sono sicuramente le pagine in cui agisce il Nostro, giovane frate domenicano che a sorpresa viene nominato inquisitore generale d’Aragona, anche se la sua autorità stenterà ancora ad essere accettata. Subito si trova per le mani una bella gatta da pelare, il rischio che risorga il culto pagano e “femminile” della dea Diana, con adepte che si nascondono anche nello stesso palazzo reale.
Ho letto qualche saggio sulla storia della stregoneria e della caccia alle streghe, e il Canon episcopi e il culto di Diana non mi erano totalmente nuovi. Mi è sembrata particolarmente efficace, sul piano metaforico, la scena finale, dove le donne riunite ad invocare Diana vengono “indotte” dallo stesso Eymerich (che ha sempre negato l’esistenza della dea, ritenendola una superstizione diabolica) ad invocare Satana, cioè, per dir meglio, l’inquisitore fa sì che l’immagine di Diana che si era venuta a delineare si trasformi in quella di Satana (se non avete letto il libro, è impossibile spiegarlo in modo più chiaro!). Fuor di metafora, la Chiesa ufficiale che interviene a reprimere culti ancestrali che probabilmente non comprende appieno, e che quindi, allo scopo di disinnescarli, riconduce, forzandoli, alle sue categorie consuete e ben note, sul suo terreno (Dio/diavolo).
Mi pare chiaro che Evangelisti non sia un grande estimatore della religione cristiana, e della Chiesa cattolica in particolare, forse un po’ troppo didascalica l’assunzione “Inquisizione e potenti uniti per tenere sotto la loro autorità le masse”, ma tant’è, ha creato un signor personaggio che spero non mi deluderà nelle sue prossime avventure.

Solo una cosa, visto che sono puntigliosa: non sono sicura che, nel 1352, in Aragona, non si usasse più l’era di Spagna per computare gli anni… Quindi, quando i personaggi dicono: “Fu nel 1348, l’anno della grande peste”, chissà se forse avrebbero dovuto dire “nel 1386”. Vero che proprio in Aragona l’era di Spagna viene abolita ufficialmente nel 1349… ma l’innovazione avrà impiegato del tempo per affermarsi (cfr. Adriano Cappelli, Cronologia, cronografia e calendario perpetuo, Torino, Hoepli, 2002, p. 6).

Valerio Evangelisti, Nicolas Eymerich, inquisitore, voto = 4/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

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2 commenti

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

2 risposte a “Nicolas Eymerich, inquisitore

  1. utente anonimo

    Ok, adesso posso arrossire 🙂 ? Buona lettura !
    Franz Joseph

  2. Pingback: Il castello di Eymerich | libri ... e basta

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