LSD il mio bambino difficile

Prima di partire per l’Austria ero rimasta “in arretrato” di un commento sull’ultima lettura, LSD il mio bambino difficile, di Albert Hofmann, finito proprio la sera del 27 ottobre.

Albert Hofmann, morto la scorsa primavera alla bella età di 102 anni, è il chimico svizzero scopritore nel 1943 della dietilamide dell’acido lisergico, o LSD.
Sono solita dire che l’LSD è l’unica sostanza stupefacente che avrei curiosità di sperimentare: è un’affermazione sciocca, come più avanti dirò meglio, ma è un fatto che questa sostanza eserciti su di me un certo fascino, per le sue caratteristiche uniche.

Sul libro: di esso avevo appreso l’esistenza proprio dall’articolo del Corriere che dava l’annuncio della morte di Hofmann; pur essendo stato scritto nel 1979, e quindi certamente non molto aggiornato, avrebbe potuto aiutarmi a documentarmi meglio sulla faccenda.

La prima parte è quella più a carattere “scientifico” (e quindi è stata più difficile per me da comprendere): Hofmann narra brevemente le tappe che l’hanno condotto a sintetizzare questa nuova sostanza, nel corso di un progetto di ricerca che in realtà si prefiggeva tutt’altro, e come, dopo cinque anni in cui l’LSD era stato quasi “dimenticato”, un po’ per caso ne abbia scoperto gli effetti, sperimentandolo su sé stesso.
Il racconto di questa prima autosperimentazione è emozionante perché mi ha mostrato i rischi che l’uomo di scienza è disposto a correre in prima persona per il progresso della conoscenza. Ne riporto un brano:

“Con la massima cautela, iniziai la programmata serie di prove a partire dalla più piccola quantità che potevo presumere avesse qualche effetto, considerando l’azione nota all’epoca degli alcaloidi dell’ergot: 0,25 mg di tartrato di dietilamide dell’acido lisergico. Segue l’annotazione nel mio diario di laboratorio di questo esperimento, in data 19 aprile 1943.

Autosperimentazione:
19 Aprile, 16,20: 0,5 cc di soluzione acquosa contenente 1/2 pro-mille di tartrato di dietilamide dell’acido lisergico via orale = 0,25 mg di tartato di LSD. Diluito con circa 10 cc di acqua. Senza sapore.
17.00: inizio vertigini, sensazione di angoscia, distorsioni visive, sintomi di paralisi, desiderio di ridere. […]

Riuscii a scrivere le ultime parole solo con grande sforzo. […] Dovetti lottare per parlare in maniera intelligibile. Chiesi al mio assistente di laboratorio, che era al corrente dell’esperimento, di accompagnarmi a casa. Andammo in bicicletta… Sulla via del ritorno, cominciai a sentirmi perseguitato. Ogni cosa nel mio campo visivo fluttuava ed era distorta, come se fosse vista in uno specchio ricurvo. Avevo inoltre la sensazione di essere bloccato nello stesso posto, anche se il mio assistente mi disse, in seguito, che avevamo pedalato di gran lena. Alla fine arrivai a casa sano e salvo; riuscii appena a chiedere al mio compagno di chiamare il medico di famiglia e di farsi dare un po’ di latte dai vicini. […]
Le vertigini e la sensazione di svenimento divenivano a volte così forti che non potei rimanere eretto a lungo. Mi adagiai su un divano. L’ambiente circostante aveva assunto ora aspetti più terrificanti. Tutto nella stanza si attorcigliava, gli oggetti familiari e i mobili presero forme grottesche e sinistre. Erano in continuo movimento, animati, come spinti da un’irrequietezza interna. A malapena riconobbi la vicina di casa che mi aveva portato il latte… Non era più la signora R., ma una strega malvagia e infida dalla faccia colorata. Peggiori delle trasformazioni grottesche della realtà esterna furono tuttavia le alterazioni che percepii dentro me stesso, nel mio più intimo essere. Ogni sforzo di volontà, ogni tentativo di arrestare la disintegrazione del mondo e la dissoluzione del mio io, parevano vani. Un demone mi aveva sopraffatto, aveva preso possesso del mio corpo, dei miei pensieri, della mia anima. Balzai in piedi e urlai, cercando di liberarmene, sprofondai giù di nuovo, mi sentivo indifeso. […] Fui assalito dal terrore di uscire fuori di senno. Mi sentii trasportato in un altro mondo, in un altro luogo, in un altro tempo. Il corpo sembrava avesse perduto ogni sensazione, senza vita, sconosciuto. Stavo morendo? […]
Quando arrivò il medico, l’apice dello stato depressivo era ormai trascorso. […] Non poté ravvisare alcun sintomo anomalo, a eccezione delle pupille molto dilatate. Polso, pressione del sangue e respiro erano normali. Secondo il suo parere non c’era motivo di prescrivere alcun farmaco. Mi fece adagiare sul letto e rimase lì a tenermi sotto controllo. Lentamente ritornai da un mondo strano, non familiare alla rassicurante realtà quotidiana. L’orrore si era placato e aveva ceduto il terreno a una sensazione di gioia e di gratitudine, riapparvero percezioni e pensieri più normali…
Adesso, a poco a poco, potevo iniziare a gioire dei giochi di colori e di forme senza precedenti, che instancabili si rivelavano ai miei occhi chiusi. Caleidoscopiche, fantastiche immagini si agitavano dentro di me, si alternavano, variopinte, si aprivano e si richiudevano in cerchi e spirali, esplodendo in zampilli colorati. Poi si riorganizzavano, si incrociavano, in continuo mutamento. Era straordinario il modo in cui ogni percezione acustica, come il rumore della maniglia di una porta o di un’auto di passaggio, si trasformasse in impressioni ottiche. Ogni suono creava una figura vivacemente cangiante, con i suoi colori e le sue forme compatibili” (pp. 19-22).

Nel corso della sua vita Hofmann fece numerosi altri viaggi con l’LSD, più piacevoli di questo primo. Egli ha sempre considerato la sua scoperta un farmaco, non una droga, ed è stato fortemente contrario quando, alla fine degli anni Sessanta, essa è stata dichiarata illegale. In effetti, fino ad allora l’LSD era stato messo in commercio dalla ditta per cui H. lavorava ed era usato in psichiatria, soprattutto negli Stati Uniti. Fu il suo utilizzo indiscriminato al di fuori della cerchia scientifica, nell’epoca del trionfo della cultura hippy, a farlo mettere al bando. Per questo H. avrebbe sicuramente disapprovato la mia frase di prima, che sarei molto “curiosa” di vedere gli effetti dell’LSD. Per lui l’LSD era un dono della natura all’uomo—della natura, perché nel corso delle sue ricerche aveva scoperto che lo stesso principio attivo si poteva trovare in una specie di funghi usati da secoli in Messico nel corso di cerimonie religiose per raggiungere stati allucinatori. Grazie ad esso, si poteva attraversare la barriera che normalmente separa l’uomo dal mondo esterno: nel corso della sua prima esperienza e delle successive, la costante dei viaggi con l’LSD era sempre stata la sensazione di “uscire” da sé e di ricevere la piena consapevolezza di essere perfettamente parte del tutto circostante, del mondo, della natura (non so se lo spiego bene!): questa esperienza, per H., poteva essere straordinariamente terapeutica e istruttiva, “illuminante”. Non droga per divertirsi, dunque, ma potente mezzo per espandere la nostra mente, se utilizzato con le dovute precauzioni e non indiscriminatamente, come H. ribadisce spesso nel suo libro.

Il libro contiene altre affascinanti descrizioni di viaggi con l’LSD di Hofmann e di alcune delle personalità di rilievo da lui incontrate, da Ernst Jünger ad Aldous Huxley. Fa venire un po’ l’impressione che, prima che venisse dichiarato illegale, tutti coloro che potevano permetterselo organizzassero allegramente serate psichedeliche un giorno sì e l’altro no, nella più totale tranquillità, il che, ai nostri giorni, sembra incredibile. Belli anche i resoconti dei viaggi in Messico sulle tracce dei funghi allucinogeni. Interessante.

Albert Hofmann, LSD il mio bambino difficile (trad. Roberto Fedeli), voto = 3/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

1 Commento

Archiviato in Libri, Saggistica

Una risposta a “LSD il mio bambino difficile

  1. Allora (se non lo hai già fatto, ma non credo) sei anche “pronta” per leggere i libri di Carlos Castaneda, a partire da Una realtà separata ovviamente. Ciao e bentornata.

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