Pene d’amore

Tempo fa leggevo, sul catalogo delle novità in arrivo per l’editore Guanda, la presentazione della raccolta di racconti Pene d’amore, a cura di Gianni Biondillo.
Si trattava di sette racconti erotici scritti da autori italiani, tutti uomini. Il punto era, infatti, secondo il curatore, che negli ultimi anni la letteratura erotica (eterosessuale, ché invece il discorso è diverso per quella omosessuale) è stata “monopolizzata” dalle scrittrici (vero), ma quello che qualche tempo fa poteva essere visto come una forma di liberazione è diventato routine e ripetizione di cliché. D’altra parte, nel mondo della pornografia a dettare le regole è sempre l’uomo, sempre però in modo impersonale e anonimo, da deus ex machina (nei film porno il protagonista maschile è sempre acefalo, non si vede mai il volto), senza quindi mettersi mai veramente in gioco. L’intento era allora mostrare il sesso dal punto di vista maschile, ma avere il coraggio anche di far vedere i desideri, le ansie, le perversioni, le paure, i sentimenti dell’uomo. Questo, in sintesi, il contenuto dell’introduzione (la prima parte almeno, nella seconda ho capito poco!).
Dicevo, mi incuriosì questa presentazione, vidi il libro in libreria ma poi esitai a comprarlo, la letteratura erotica non è proprio il mio genere, non volevo spendere dei soldi per qualcosa in cui non ero pienamente convinta, pensai: “Va beh, ne posso fare anche a meno”. Qualche giorno fa, però, vidi il libro a casa della mia amica Stefania, e glielo chiesi in prestito.

Uno dei miei timori, nell’accostarmi a questo libro, era che i racconti finissero per risolversi in interminabili descrizioni di parti del corpo e atti vari, e che di “storia” ci fosse ben poco, mentre io sono abbastanza tradizionalista, per appassionarmi mi serve una trama, un inizio, uno sviluppo, una fine. Invece mi sbagliavo, perché praticamente tutti i racconti, tranne uno, hanno uno sviluppo narrativo, in alcuni ci sono anche degli apprezzabili colpi di scena o svolte.
Apre la raccolta Un bicchiere di tè freddo di Gianni Biondillo, che l’autore si vide “censurare” da una rivista femminile. Questo episodio è stato anzi lo spunto per l’idea del volume di racconti, poiché Biondillo, come spiega nell’introduzione, ritiene che, più che il contenuto del racconto in sé, che lui non trova eccessivamente crudo o esplicito (era destinato a una rivista femminile!), sia stato il fatto che fosse scritto da un uomo a farlo rifiutare. Mi è piaciuto, semplice, breve, lineare, con una svolta, forse non totalmente inaspettata ma comunque buona, alla fine.
Il secondo racconto è forse, ex aequo con il terzo, il mio preferito. Si intitola La danza dei ragni (il titolo non l’ho capito) di Gianluca Morozzi (del quale da tempo sono indecisa se leggere o no Blackout, che potrebbe rivelarsi una cretinata o un capolavoro). Mi è sembrato quello dalle immagini più audaci, e soprattutto a metà c’è un colpo di scena davvero notevole che mi ha fatto scattare sulla poltrona (fino ad allora mi dicevo: “Va beh, grandi porcherie, però non succede niente…”).
Il terzo, Il fantasma di Tiziano Scarpa, è pure bello ma perché tratta la materia con molta ironia, simpatico l’autore a prendersi in giro e, più che interessarsi alla scena erotica, qui si ammira il virtuosismo di Scarpa che scrive un racconto su lui che cerca di scrivere il racconto per la presente raccolta.
Anche Carne di Marcello Fois mi è piaciuto, il sesso non vi è neanche troppo presente, ma è una parodia (riuscita) del genere hard boiled, quello con protagonisti gli sbirri “duri” e supermacho, che lavorano secondo le proprie regole, che hanno decine di donne, eccetera, quel tipo lì, insomma, insopportabile, con tutti i cliché del caso.
Andirivieni di Andrea Bajani si distingue dagli altri racconti perché è quasi casto e “poetico”, un po’ una “pausa” nella lettura.

A quel punto, comunque, mi era venuta un po’ una saturazione da cazzi e inculate (che sembrano il non plus ultra, a proposito), e siccome non ero neppure di ottimo umore (era venerdì sera), ho interrotto per scrivere un post. Quando ho ripreso, la sera dopo, ho concluso con gli ultimi due racconti, che si sono rivelati una delusione. Gaia, gli inizi di Raul Montanari è il racconto “senza trama”, l’eccezione cui accennavo prima, in cui si narra delle prime esperienze erotiche di un’adolescente (la solita ninfetta bellissima) fino a che non perde la verginità con un lontano cugino: che ce frega a noi?
Il soffio delle F.A.R.C. di Valerio Evangelisti è un po’ un delirio con i militanti delle F.A.R.C. eroi del bene e un presidente USA mostro di malvagità (la storia è ambientata in un futuro prossimo) che viene ucciso in modo molto particolare: se questa è l’ideologia dell’autore, mi rallegro di non aver mai letto alcun romanzo della sua saga.

Ironicamente, Biondillo nell’introduzione dice che l’obiettivo della raccolta sarà stato raggiunto se i racconti saranno riusciti a far masturbare almeno un lettore o una lettrice: con me non ci sono riusciti ma probabilmente è perché stavo abbastanza nervosa, come ho già spiegato, e d’altra parte il libro mi è piaciuto, visto che l’ho finito in due serate.

Pene d’amore, a cura di Gianni Biondillo, voto = 3/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

4 commenti

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

4 risposte a “Pene d’amore

  1. utente anonimo

    Dai una chance a Valerio Evangelisti. Quando non fa politica con i suoi romanzi scrive “gialli” -sui generesi- godibilissimi: ques’estate mi sono letto velocemente tutta la saga dell’Inquisitore Eymerich.
    P.S. se non ti fidi (giustamente) a comprare alla cieca, fai come me, e scarica almeno il primo da emule. c’è sia formato testo che audiobook
    Franz Joseph

  2. Franz Joseph, il tuo nome mi diceva qualcosa e infatti hai già fatto un commento tempo fa: non ho ancora letto niente sul caso Orlandi, ultimamente compro montagne di libri e si accumulano arretrati. Su Evangelisti: non lo so, mi sembra affine a Wu-Ming, e siccome da quando lessi Q odio con tutto il cuore Wu-Ming 2-3-4-n (a tutti quel romanzo è piaciuto da morire, a me ha fatto veramente vomitare, non so se tu l’hai letto e che ne pensi), ho ancora molti dubbi su di lui.

  3. utente anonimo

    Eh eh, hai buona memoria 🙂 Sul caso Orlandi mi rettifico, ho cercato se c’era qualcosa scritto d Lucarelli e per ora non ho ancora trovato nulla.

    Q. e i Wu-Ming in genere ancora mi mancano, volevo giusto iniziare da quello (è la storia dell’Inquisitore, no ?)

    Se fai un passo su it.wiki troverai le caratteristiche generali dei romanzi e, in alcuni casi, anche le trame. In generale trovo poco scorrevoli alcune parti (ogni tanto ci sono spiegazioni di medicina o di fisica …) ma le vicende ambientate nel XIV secolo -cioè l’ossatura principale del romanzo- per me sono scritte bene, scorrevoli ed appassionanti. Quelle ambientate nel futuro e nel passato prossimo in generale mi sembrano ugualmente buone.

    Daltra parte immagino, per parafrasare Humphrey Bogart “è la letteratura post-moderna, bellezza, e tu non puoi farci niente”…
    Franz Joseph

  4. Pingback: Blackout | libri ... e basta

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