Un’inquilina particolare

Ultimo libro letto, Un’inquilina particolare, di Emiliano Gucci (Guanda, €15). Non arriva al livello di eccellenza di La persecuzione del rigorista di Luca Ricci, ma è stata una piacevole lettura. Ho saputo di questo libro sfogliando il catalogo di Guanda, casa editrice che pubblica spesso romanzi niente male: riportava la trama scritta sul risvolto, l’ho letta ed è diventata il mio pallino per qualche giorno, Un’inquilina particolare il libro che dovevo assolutamente leggere come prossimo, quindi l’ho acquistato lunedì e, contrariamente a quanto avviene di solito, l’ho effettivamente cominciato subito e finito la notte tra giovedì e venerdì.

La trama, in breve: Giovanni, uomo piuttosto solo e incavolato con la vita, per uno strano caso si trova a dividere l’appartamento con Lù, transessuale gigantesca e tutto l’opposto di lui, e i due, dopo i primi momenti difficili insieme, si accettano, si capiscono, si insegnano qualcosa a vicenda, quasi si innamorano (vi fa sorridere? nel libro è trattato molto dolcemente). Poi succede qualcosa che… non vado avanti.

Ripeto, una piacevole lettura, magari non il miglior romanzo che abbia mai letto (forse un po’ troppo rapido all’inizio il modo in cui Giovanni accetta che Lù si installi in casa sua, ci sarebbe voluta qualche pagina in più per rendere la cosa un po’ più verosimile, ma va beh).

Comunque, vorrei riportare due brani che mi hanno colpito parecchio. È sempre strano quando leggendo un libro trovi delle frasi che si adattano perfettamente a te e descrivono quello che provi in quel momento.

Giovanni è stato fidanzato per 9 anni con Marisa, che l’ha lasciato, ormai da tempo, ma lui non riesce a dimenticarla.

A p. 74, è la sera della vigilia di Natale, G. è a casa da solo (i corsivi sono miei).

“Stavo di merda. Pensavo soltanto a Marisa, a quanto avrei voluto che fosse normale chiamarla e farle gli auguri. Non pretendevo di averla al mio fianco, neppure volevo che fosse lei a cercarmi. Mi sarebbe bastato sentirmi libero di telefonarle. Accanto al presepio c’erano bottiglie per gli amici e un cellulare per una trans caduta da Marte. Mancava anche soltanto un biglietto per l’unica donna che avessi mai amato. Non c’era motivo per cui la vita andasse così. D’accordo sbagliare, fallire, pagare gli errori e trovarsi sulla soglia dei quaranta soli come un cane, ma un limite deve pur esserci.”

Ecco, non è grande letteratura, però per me è stato un colpo leggerlo. E ancora più doloroso andando avanti:

Mi alzai, agguantai il telefono, pigiai nove dei dieci tasti che componevano il numero di Marisa, poi appoggiai il dito sull’ultimo, scossi forte la testa e lasciai perdere. Tornai a sedere, alzai il volume della TV. […] Riabbassai il volume, mi alzai, recuperai il cordless e tornai a sedermi. Con cadenza regolare ricominciai a digitare il numero di Marisa, tic, tac, tic, tac, ma arrivai alla decima cifra e suonò il campanello di casa. […] Feci un po’ di zapping e scolai una seconda birra. Andai sul terrazzo e avvicinai al muro i vasi con le piante più delicate, perché la notte non gelassero. Pisciai. Presi un libro che avevo comprato da sei mesi e che non avevo neppure aperto. Lessi tre righe e lo richiusi. Erano le nove e quaranta. Presi il cordless, mi sedetti sul letto e chiamai Marisa.”

La telefonata è stata abbastanza straziante, per me:

“«Giovanni», rispose, ma così, come in sospeso, sia nel tono che nell’emozione.
«Marisa» replicai, che quasi ci rimasi strozzato.
«Come stai?»
«Bene, e te?»
Mi scervellavo per capire, invece di godermela. Volevo andare oltre le parole per sapere dov’era, con chi.
«Sto bene.»
C’era brusio. Non era da sola […]
Mi alzai. «Disturbo?»
«No, mi fa piacere. È che non posso starci molto.»
«Non importa, anzi, ti chiedo scusa.»
Due secondi di pausa, un abisso di troppo, poi mi ributtai.
«Era per farti gli auguri» dissi.
«Grazie.»
«Lo so, è tanto che non ci sentiamo, ma è Natale, e come si dice…»
«Siamo tutti più buoni.»
Altri quattro secondi di silenzio muto. […]
«Volevo chiamarti anch’io» disse. «Solo che…»
«Lo immagino, tranquilla. Basta il pensiero.»
«Va bene. Allora auguri.»
«Sì, auguri.»
Silenzio.
Me ne posso permettere un altro e poi basta, sennò faccio schifo ai sorci.
«Il resto bene?» domandai.
«Sì, benino. E tu? Tua madre?» […]
«Stai sempre con i tuoi?»
Era una delle questioni che più mi torturavano ma non azzeccai né tono né momento. Avevo soltanto fretta di sputare una domanda perché eravamo al fatidico silenzio dopo, e sentivo che era l’ultimo concesso.
[…]
«Giovanni scusa ma ora devo andare.»
[…]
«Sì, certo.»
«Allora auguri. Magari ci sentiamo presto.»
Dissi ciao e riattaccò. […]”

A p. 98:

Mi fissai con l’incontrarla per caso. Magari una mattina, fuori di casa, nel tragitto per andare al lavoro, oppure mentre parcheggiava. […] Avrei potuto chiamare Simona e Simone, che di sicuro la sentivano ancora, ma cosa gli avrei detto? […] Pensai di chiamare lei, direttamente. Per scacciare l’idea mi bastò  ricordare l’emozione e il terrore dell’ultima telefonata. Ancora mi faceva matassa nello stomaco. E poi c’era lui, il nuovo fidanzato. Chissà come avrebbe reagito. Chissà cosa sapeva di me, come mi considerava, se mai era stato un grammo geloso di tutte le cose che mi ero preso, di Marisa […] Chissà le storie che aveva dovuto ascoltare […] Chissà quanto si era sganasciato.
E allora cambiavo il percorso per andare e tornare dal lavoro, lo allungavo di decine di chilometri. Un po’ ci studiavo, un po’ improvvisavo. Mi guardavo intorno come una civetta, sbirciavo le targhe […] Finii per incontrare un sacco di gente, per caso, persone che conoscevo e che non vedevo da tempo […] ma lei non la incrociai mai. Passai anche sotto quelle due stanze, più volte, ma le finestre non si muovevano, stavano sempre serrate, mute. […] Forse stava in un’altra città, forse era in vacanza ai tropici, magari era sparita per sempre. Forse era morta, e neanche potevo portarle una rosa sulla tomba.”

Attenzione, anticipazione (non leggete oltre se vi è venuta voglia di comprare il libro)

alla fine Giovanni, grazie a Lù, si “libera” delle sue frustrazioni, come anche dell’ossessione per Marisa. Non si è messo neanche con Lù, però. Il libro finisce con lui che non ha ancora trovato la donna di cui innamorarsi e che aspetta sempre, speranzoso.

Va beh.

Emiliano Gucci, Un’inquilina particolare, voto = 3/5
Per acquistarlo su ibs.it o su libreriauniversitaria.it

Advertisements

Lascia un commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...