La persecuzione del rigorista

È sempre una soddisfazione immensa finire di leggere un libro con la sensazione che sì, hai scelto bene, era veramente bello! Non è solo per i soldi che hai speso, sebbene, data la mia avarizia, anche questa considerazione sia importante, è perché in quel momento puoi dirti che non hai sprecato tempo appassionandoti a vicende, personaggi, intrecci che si sono rivelati, alla fine, una delusione, non hai dedicato loro invano la tua totale partecipazione, emotiva e “fisica” (perché, quando leggo un romanzo, io lo “vivo”, lo “interpreto”, lo “mimo”, lo “recito”, infatti preferisco essere sempre da sola).

La persecuzione del rigorista, di Luca Ricci, di cui parlavo qualche post fa, è veramente un bel libro: l’ho iniziato la notte fra il 21 e il 22 maggio e l’ho finito durante il viaggio di ritorno da Roma in treno.
Come dissi (a F), io non ho una mente granché speculativa, ma ho capito questo: il protagonista, il prete, poiché dentro di sé l’ha negato, non riesce ad accettare il fatto che esista ancora qualcosa di puro, inviolato, “trascendente”, “perfetto”, che si incarna, nella metafora, nel contadino che non sbaglia mai un rigore. E si impegna per rovinare, “sporcare” questa realtà, per rendere il mondo non “come dovrebbe essere”, ma “come è”, come conclude alla fine soddisfatto, credendo, a torto, di essere riuscito nel suo intento.

Comunque le parti più “belle” sono dove viene tracciata l’atmosfera, la materia umana così desolatamente squallida, gretta, che abita il paesino teatro degli avvenimenti. Non esistono personaggi positivi (forse solo il contadino-calciatore), e il prete cavalca tutte le loro insoddisfazioni. A me, naturalmente, stanno mille volte più “simpatici” questi personaggi “negativi” che gli eroi.
Alle volte si rimane quasi “disgustati” dal cinismo, dal disprezzo che il protagonista mostra per i suoi simili, e questa è una reazione buona (vuol dire che l’autore ha colpito nel segno, no?). Alcuni punti, alcune motivazioni che si svelano poco a poco, e vengono buttati lì quasi per caso, incidentalmente, dal prete (che narra in prima persona), ti fanno letteralmente sobbalzare e rileggere quelle righe per vedere se hai proprio capito bene (mi riferisco alla storia del chierichetto*). Bello, bello, bello.

Luca Ricci, La persecuzione del rigorista, voto = 4,5/5
Per acquistarlo su ibs.it o su libreriauniversitaria.it

*(anticipazione) A margine, forse un po’ abusata la trovata del vecchio prete pedofilo, ma gliela perdono: contribuisce a rendere questa discesa all’inferno collettiva e quasi “inevitabile”.

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