Anche il Re Sole sorge al mattino

In realtà io volevo comprare La giornata di Luigi XIV, di Béatrix Saule (Sellerio), ma non si trovava. Allora ho preso questo, perché “sarà uguale”, mi sono detta. Beh, non proprio, perché mentre il libro della Saule descrive, momento per momento, una giornata in particolare della vita del sovrano, e precisamente il 16 novembre 1700, qui ci viene presentata la sua “giornata-tipo”, quindi tutte e nessuna.

Fino a qualche tempo, non mancavo mai di visitare, ove ve ne fosse una, le “reggie”: e così ho visto Versailles, Sans-Souci (Potsdam), la Residenz (Monaco), lo Schönbrunn (Vienna), Holyrood (Edimburgo), e forse qualche altro che non ricordo. Tempo fa qualcuno (mia madre? mio fratello?) mi ha fatto notare che alla fine si somigliano tutte. In effetti, non è un’osservazione del tutto sbagliata: molto spesso si finisce per vedere una serie di stanze per lo più semivuote, e non è facile farsi un’idea di come dovevano essere quelle stanze vissute e abitate e animate dalla folla di gente della corte. Naturalmente, si potrebbero fare tanti esempi di opere di finzione ambientate negli ambienti di corte, che riportano dunque quelle stanze “alla vita”: visto l’argomento di questo libro, mi viene in mente quello del film Vatel (2000): lo andai a vedere principalmente per Tim Roth, tutti lo stroncarono e probabilmente a ragione (forse aveva un tono “moralisteggiante” e antistorico), ricordo però che a me piacquero le scene della “vita di corte” (c’era Luigi XIV, ma non era Versailles). Spesso però le ricostruzioni sono belle da vedere ma trascurano, per semplicità ed esigenze di copione, tanti dettagli, non riescono a dare un’idea delle formalità e delle etichette. Questo breve libro, molto gradevole da leggere, ne dà invece un’idea: dalle sette di mattina fino a mezzanotte, assistiamo al lever del Re Sole, scena ormai famosissima, la vestizione, la rasatura e la pettinatura, con la posa dell’inconfondibile parrucca, la Messa quotidiana, il pranzo, la caccia, il ballo o gli altri divertimenti serali, la buonanotte.

Ancora una volta si può constatare quanto il XVIII secolo abbia costituito un punto di cesura e quanto del nostro gusto e dei nostri schemi mentali risalga a quell’epoca. Tante delle cose che il XVII secolo accettava come ovvie, siamo oggi portati a considerarle assurde o quanto meno incomprensibili se applichiamo la nostra scala di valori: l’indeterminatezza del confine tra privato e pubblico, l’affettazione come qualità e non come difetto, la “rappresentazione” di se stessi, il diverso concetto dell’individuo e dell’individualità in una società che invece valorizzava di più l’appartenenza a una categoria, a una discendenza ben definita (l’essere “figlio di”: figlio di re, e “nato per esserlo”, come si autodefinisce lo stesso Luigi XIV nelle sue memorie, ma anche figlio del Primo cameriere e, per certi versi, ugualmente “nato per esserlo”, visto che la mansione spesso veniva tramandata di generazione in generazione). Vengono smontati alcuni luoghi comuni o immagini cristallizzate, come l’associazione “automatica” della figura di Luigi XIV a Versailles: in realtà il re visse stabilmente in quella reggia solo nell’ultimo periodo del suo lungo regno, e a lungo proseguì la secolare tradizione dei sovrani francesi di tenere una corte itinerante e quasi sempre in viaggio. L’autore “tradisce” il suo interesse accademico per il teatro di prosa e il teatro musicale con l’ampio spazio dedicato alla figura di Molière (che fu, oltre che drammaturgo, cameriere-tappezziere del re: cioè rifaceva il letto del re ogni mattina), ai paralleli fra i personaggi e le scene della corte e alcuni passaggi delle sue opere, ai balli di corte e al ruolo che Luigi XIV vi svolgeva. Bella anche la Prefazione di Giuliano Ferrara.

Interessanti i paragoni (già notati all’epoca: anzi, il paragone lo fa proprio Luigi nelle sue memorie) tra due diverse concezioni dell’autorità regia: ad alcuni paesi (sottinteso chiaramente la Spagna) in cui l’autorità del re è tanto più grande e “terribile” quanto meno egli si mostra ai suoi sudditi, si contrappone la Francia, in cui invece il re è accessibile, esposto quotidianamente (e quasi costantemente) allo sguardo dei suoi sudditi, e teoricamente tutti possono avvicinarlo (quando il re rientrava al Louvre dopo aver assistito alla messa nell’adiacente chiesa di Saint-Germain-l’Auxerrois, quello era il momento in cui chiunque poteva fermarlo con richieste, petizioni, ecc.).

Purtroppo verso la fine l’autore si “distrae” e abbandona un po’ la struttura a mo’ di cronaca ora per ora della giornata-tipo del re, per mettersi a parlare (ancora!) della celebre sequenza di amanti reali (La Vallière-Montespan-Maintenon) che è già vista e rivista. Di conseguenza le ore serali sono trattate in modo un po’ affrettato (ma d’altra parte sono anche quelle più libere e meno regolamentate). Meno dettagliate anche le ore della mattina dedicate alle riunioni del re con i ministri: facile capire perché, avvenivano a porte chiuse e quindi non sono molti i resoconti, peccato, potevano essere utili a correggere un’immagine un po’ “frivola” che potremmo essere tentati di associare a Luigi XIV.

Philippe Beaussant, Anche il Re Sole sorge al mattino (trad. Laura Pugno), voto = 3,5/5

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2 commenti

Archiviato in Libri, Storia, Storia moderna

2 risposte a “Anche il Re Sole sorge al mattino

  1. Interessante ,penso che lo leggerò e andrà a completamento di quelli che già ho letto sull’argomento,un mondo ben distante dal nostro ; per me quel periodo ha un fascino particolare sia per motivi storici che artistici,visto che a corte si trovavano anche i migliori pittori,scultori,architetti e musicisti dell’epoca.Grazie per la recensione,un caro saluto.

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